Io, invece, non ho più voglia di camminare

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Mi chiedo quale tragedia debba accadere per sommergere le lamentele dei sani, in un paese dove i denunciati perché fuori casa senza motivo continuano a superare il numero dei contagiati. Mi chiedo che cosa debba succedere ancora, più di una colonna di bare portate da Bergamo qui a Modena per motivi di spazio e tempo al crematorio, senza funerali, persone morte in solitudine in una stanza bianca, per fare deporre alla gente l’Italica voglia di non pensarci, l’incapacità di coprirsi di un commosso silenzio dove, almeno per un po’, non ci sia spazio per il proprio micromondo fatto di “ma io però devo, ma io però se non cammino almeno un’ora, ma io però ho bisogno di, ma io però ho dei bambini e non ho il coraggio di, ma io…”
Io, io, io.
Lasciamo parlare un po’ anche i morti, la colonna di bare che in questo momento il forno crematorio di Modena sta portando via. Non vi sentite naufragare davanti a tutto questo?
Io sono un camminatore, ma non ho più voglia di camminare. E sono pure un viaggiatore patologico, ma guardate – miracolo! – sono guarito, perché non ho più voglia neanche di viaggiare. E il bello è che sono sereno e grato a Dio per essere in salute, almeno fino a oggi. Ho spiegato serenamente ai miei bimbi che non si esce e non si torna a scuola e ho detto loro di non lamentarsi perché se no papà si arrabbia molto. Penso che usciranno da tutto questo educati e migliori.
Quando domattina verranno a dirci che è vietato uscire per andare a fare la spesa e che ogni tre giorni verranno i militari a portarci quello che serve, uguale per tutti e razionato, mi raccomando, qualcuno protesti: “Ma se io in tutta sicurezza mi metto la mascherina, e vado nel supermercato che mi piace all’ora in cui ci sono meno persone, avrò ben diritto di comprare e mangiare la Nutella, e non questa pseudocioccolata militare, visto che i miei bimbi, che non hanno colpa, non la mangiano”.
Ancora io, io, io.
Quelli che non hanno colpa sono tanti, ma non sono tutti uguali; per dirla come un grande saggio, qualcuno è più innocente degli altri. Ad esempio, i morti. Oppure quelli che rischiano anche in questo momento perché stasera, alle ore 18, nel consueto bollettino di guerra, la conta sia meno tragica. Poi vengono tutti gli altri innocenti in ordine sparso, tra cui io, i miei figli, la tizia che in questo momento sta spazzando il balcone, quello che vuole mangiare la Nutella e l’amico podista che se non corre impazzisce per l’ansia, il barista che non guadagna un euro da settimane, l’indebitato, il carcerato che giustamente merita la gattabuia ma non la morte in carcere per coronavirus, i miei studenti, quelli che non vedono la morosa, etc… Mai così tanti innocenti come durante un’epidemia. Cioè, una pandemia.
Il fatto è che non ce la meritiamo davvero tutta questa democrazia. Facciamoci coraggio: stiamo in casa con le nostre famiglie, accontentiamoci del sole alla finestra, soffriamo idealmente con chi soffre, abbracciamo idealmente chi cerca di curare, lasciamoci permeare una volta tanto dalle immagini che scorrono in TV, perché la cosa seppur dolorosa, ci renderà migliori. Tipo uomini degni di questo splendido Paese ricevuto gratis. E chi crede, preghi tanto tanto.

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