La storia di Manfred, l’uomo che scolpiva la scogliera

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Aveva spedito poche righe a La Voz de Galicia, il quotidiano locale, mentre tanti volontari da ogni dove si affannavano lungo le spiagge e le scogliere. Era tutto sommerso da una resina vischiosa, che imbrigliava sabbia, pesci e alghe in una mistura oleosa. Gli uccelli sembravano grovigli zuppi di fuliggine: arrivavano a riva e stramazzavano, soffocando. “Lasciate tutto così com’è”, scriveva Manfred pieno di sconforto, “per non dimenticare”. Intanto vagava seminudo come sempre, con solo uno straccio attorno ai fianchi, nonostante il gelo di novembre e le grida furibonde dell’Atlantico coperto di petrolio. Era quello della Prestige, affondata al largo della Costa da Morte, dove fari, croci e santuari si aggrappano come agavi all’ultimo lembo di terra europeo, prima che tutt’attorno si distenda l’orizzonte inquieto dell’oceano. Ancora oggi i pellegrini gettano pensieri nel nulla dagli scogli butterati di quella che i Romani chiamavano Finis Terrae; qualcuno brucia i calzini in un fuoco improvvisato, altri vanno in cerca di capesante sulla spiaggia, rinnovando la tradizione di chi conclude il Cammino di Santiago. L’onda nera, sgorgata dal ventre della Prestige, aveva devastato anche il giardino di pietra di Manfred, proprio in riva la mare. Così, dopo il disastro, non lo videro più. Anche le ali dei suoi sogni erano diventate pesanti, intaccate dal male.

La gente di Camelle lo chiamava El Aleman. Il Tedesco. O in maniera affettuosa Man, e a Manfred quel nome così evocativo piaceva. Arrivò dalla Germania negli anni ’60. Vestiva bene e in quei giorni non saltava una Messa. Poi si innamorò di una maestrina, come nelle favole. Ma lei lo rifiutò, come in quelle che finiscono male. Allora Manfred si ritirò in angolo appartato, imparando a vivere di Oceano. Cesellava scogli, li impreziosiva coi doni del mare: rottami, ossa, frammenti di storie levigate dalla salsedine che rinascevano sottoforma di sculture. Sembravano lì da sempre, come frutto di una prodigiosa germinazione. Man si ritirò a vivere nel cuore del suo giardino. E si denudò, d’inverno come d’estate, nuotando in pace tra quelle stesse onde che spezzano le navi in due.

Dicono che fu per malinconia, nel vedere lo scempio del petrolio che aveva sommerso Camelle e il piccolo regno sulla scogliera tirato su in 40 anni di silenzioso lavoro. Lo ritrovarono freddo, accoccolato nel suo castello di 5 metri quadri, tra centinaia di disegni che gli donavano i visitatori. Pare avesse chiesto di farne un museo, se si può, se non è troppo disturbo. E così l’unica vittima tra gli uomini della Prestige, il naufrago Manfred, si addormentò in un giorno di dicembre, prendendo il largo su una zattera di pietra lieve come piuma. Da allora cielo e nebbia e vento hanno fatto il resto, consumando gli scogli, cancellando i colori, riportando i rottami, le ossa, e i frammenti di storie nuovamente al largo, per la seconda volta lontano dagli uomini, in quel grande vuoto che sfuma col Nuovo Mondo.

Manfred Gnädinger è morto il 28 dicembre 2002 nel minuscolo borgo di Camelle, sulla costa galiziana. Il Comune pagò i funerali, a cui parteciparono centinaia di persone. Il giardino di pietra ha perso gran parte del suo fascino onirico, danneggiato prima dal petrolio della Prestige, poi da atti vandalici e dalle intemperie. Nel piccolo Museo all’aperto, istituito in seguito, è ancora possibile vedere quel che resta della baracca dove ha vissuto. Le onde continuano ad abbattersi sui monconi delle sue opere, metafora di una miracolosa sinergia tra uomo e natura.

Info: http://www.mandecamelle.com

Testo: ©DEVISBELLUCCI – Tutti i diritti riservati
Foto: en.wikipedia.org

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