Il miracolo del Campo di Lamb Holm

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Isole Orcadi, Regno Unito

Era grazie ai prigionieri italiani che la guerra sembrava un po’ più lontana. Quel pugno di uomini catturati in Africa stava trasformando il Campo 60 in un quartiere residenziale: aiuole, siepi, viottoli pavimentati col cemento fra le baracche color cenere, lì dove prima affondavi nel fango fino alle caviglie. Avevano addirittura allestito un teatrino, per dimenticare il Continente in macerie e la pioggia incessante di Lamb Holm. Non avrebbe mai creduto di arrivare a pensarlo, ma era in debito verso quei nemici minori. Un po’ di leggerezza attorno addolciva la nostalgia e si poteva essere tristi come in tempo di pace. Il comandante del Campo, Maggiore T.P. Buckland, sorrideva ammirando l’ultima creazione dei prigionieri: una statua di San Giorgio che ammazza il drago, impastata ad arte attorno a un’anima di filo di ferro; ciò che è buono e santo che trionfa sull’abisso. Era ancora opera di Chiocchetti. Un Italiano di montagna, pare, che aveva respirato l’aria buona di Leonardo e Michelangelo. E proprio il Chiocchetti gli si presentò davanti, dicendo: «Mi lasci costruire una Cappella». «Con che cosa, se è dato sapere?» fece lui. «Con quello che trovo. Nel tempo libero». Ci sarebbero voluti mille anni di tempo libero per tirare su una chiesa, pensò il comandante. Dunque una guerra lunga altrettanto. Allora sospirò in silenzio, cercando un appiglio da qualche parte. Accanto a Chiocchetti c’era il cappellano militare, chiaramente d’accordo. Quel giorno successero tre cose: l’Italiano ebbe la sua autorizzazione, al Maggiore T.P. Buckland venne voglia di scrivere una lettera a casa e la notte stessa, che nonostante tutto fu di pioggia, scrisse e riscrisse più volte prima di trovare le parole giuste, e infine saltò fuori che nel Campo 60 si nascondevano talentuosi artisti: stuccatori, pittori, fabbri e via dicendo. La notizia della Cappella in costruzione superò il filo spinato, arrivando alla gente delle isole vicine. In molti fornirono materiali e braccia. Qualcuno anche denaro. Cattolici, protestanti e anglicani, costretti dalla guerra a vivere su fronti contrapposti, si ritrovarono così a lavorare l’uno accanto all’altro, tra i prati verdi di Lamb Holm. Poi finì la guerra. I prigionieri tornarono alle loro case e il Campo 60 venne smantellato pezzo per pezzo. Domenico Chiocchetti scelse però di restare per terminare la sua opera, quella Cappella Italiana che gli abitanti delle Orcadi non esitavano a definire un capolavoro. Di tutte le baracche del Campo ne rimanevano soltanto due, unite assieme e ormai indistinguibili, a formare il cuore e la struttura portante della Cappella. Delle altre, qualche cicatrice giallastra sul terreno lì dove l’erba, nonostante tutto, si ostinava a crescere.

Italian_Chapel_Orcadi


Domenico Chiocchetti, originario di Moena in provincia di Trento, è morto nel ’99, a 89 anni. Diceva di avere lasciato il proprio cuore alle isole Orcadi, dove l’orrore della guerra l’aveva portato a realizzare la cosa più importante della sua vita. La Cappella Italiana è aperta al culto ed è tuttora meta di pellegrinaggio. Eletta a simbolo di riconciliazione e ingegno che trionfa sulle avversità, scintilla tra una pioggia e l’altra sui prati di Lamb Holm, a dimostrazione che la fede può essere terreno d’incontro e non di sopraffazione.

TESTO di DEVIS BELLUCCI
Foto di Copertina: Gregory J Kingsley – commond.wikipedia.com

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