Dall’Italia a Tallinn via terra insieme ai miei bimbi “zainati”

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Come diceva il saggio “Yes, we can”. Quest’ultimo viaggio, per quelli come me che impararono a viaggiare a suon di interrail (o autobus in America latina), quando ancora le compagnie low cost non esistevano, è stato una bella soddisfazione. Dovete sapere che io ho due bimbi non proprio adulti fatti: hanno cinque anni il maschietto e sette la femmina. Ok, viaggiano con noi da sempre, la più grande da quando aveva neanche un mese di vita e a oggi ha attraversato 22 Paesi; in più, non abbiamo mai fatto una vacanza “stanziale” al mare o in montagna o al lago. Detto questo, si andava sempre in auto, cosa che odio. Un po’ perché mi rende ansioso e non ci si rilassa mai, dovendo guidare giornate intere, un po’ perché ogni volta c’è il dramma del dove parcheggiare l’auto, che vuol altresì dire una grande difficoltà a trovare pensioni/ostelli a cifre accettabili nelle città, visto che il parcheggio non è mai disponibile e si rischia di spendere di più per sistemare l’auto che i Cristiani al seguito, come direbbe la mia povera nonna. L’auto è comoda in Canada o negli States, dove fuori città le strade corrono dritte senza traffico tra scenari galattici, ti puoi fermare dove ti pare e il motel ha sempre un parcheggio, di solito davanti all’uscio della camera.

Premessa questa fola, abbiamo deciso di provare da subito l’esperienza autobus e treno in Europa. I bimbi erano entusiasta quello piccolo, meno quella grande (come sempre in tutto). Siccome, nei limiti del possibile, è educativo che ognuno si porti il proprio bagaglio, abbiamo comprato due zaini anche per loro, spiegando la faccenda e invitandoli a scegliere “i giocattoli più importanti”. Alla fine i ragazzi avevano colori, fogli per disegnare, dieci macchinine, cinque mini-dinosauri, un gioco dell’oca da viaggio, un gioco di carte, colla e forbici (la piccola passa il tempo a fare lavoretti), una macchina fotografica e un pupazzo per ciascuno, con relativi vestitini, usato per giocare, dormire, parlare come Wilson sull’isola deserta. E naturalmente, ognuno si portava le proprie magliette. Alla fine i loro mini zaini pesavano circa 3 kg ognuno. Gli altri 30 kg di roba, farmacia inclusa, erano per me e mia moglie.

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Il biglietto interrail non era conveniente per noi. Avremmo speso circa 1000 Euro, ma le Repubbliche Baltiche, ossia la nostra destinazione, non sono incluse nel pacchetto. In più avevo già guardato che Germania e Polonia sono ben collegate dai super economici Flixbus, vantaggiosi rispetto al treno per orari, tempi di percorrenza e appunto prezzo. Perché le Repubbliche Baltiche? Da un lato perché, pur avendo girato l’Europa in lungo e in largo (con figli al seguito) non ci eravamo mai stati, dall’altro per questioni di budget.

Il problema è quello, per noi che ringraziando il cielo abbiamo molto tempo per viaggiare: i soldi. Ormai ci impongono tutti una camera quadrupla o due doppie. Non ci credono che io dormo nella vasca, per terra o che so lievitare e svulazzare per la stanza come il mago di Segrate, quindi mi basta la tripla e ci arrangiamo, o la doppia che facciamo il sandwich. Inutile che vi dica quanto costa una quadrupla a Oslo o in Lapponia o in Scozia (se la si trova). E quando andiamo a mangiare ormai paghiamo per 3.5… presto sarà per 4… e guardando quanto mangia mio figlio temo che arriveremo a pagare per 5. Sfatiamo il luogo comune anni ’80 che in Spagna-Grecia-Croazia costa poco. Sono stato in Spagna 1800 volte e mi costa meno dormire a Roma, a Napoli o nella splendida Sicilia.

Così siamo partiti in direzione Tallinn. È stato possibile viaggiare in treno, con varie tappe e cambi, fino a Suwalki, al confine con la Lituania. Durante il viaggio siamo passati per diverse città, tra cui Vienna (bimbi entusiasti), Bratislava, Katowice (?) e Varsavia. Nelle Repubbliche Baltiche abbiamo usato solo gli autobus per gli spostamenti più lunghi. Sono puliti, bellissimi e rapidi. Per la gioia dei più piccoli, pensate che ogni sedile aveva il proprio monitor con film, internet e musica da ascoltare. Ovviamente – vitale – c’era il bagno. I bimbi avevano l’80% di sconto: viaggiare in autobus tra Vilnius e Riga, ad esempio (durata circa 4 ore e mezzo), ci costava 45 Euro in 4. Altre volte i bimbi viaggiavano proprio gratis. Per dormire abbiamo per lo più soggiornato in ostello, spendendo tra i 40 (Polonia, Repubbliche Baltiche), i 55 (Austria, Slovacchia) e i 60 Euro (Germania) per una quadrupla a notte, con bagno in comune. Gli ostelli erano da bellissimi a un pochino scadenti o scomodi, ma ci si adatta per vedere il mondo tutti insieme, no? Unica fregatura, Monaco di Baviera, una delle città col peggior rapporto qualità prezzo che abbia visto in vita mia.

Capitolo pasti. Io mangio qualsiasi cosa (anche se poi sto male), i miei figli meno, mia moglie medio. I fast food e lo street food salvano i viaggiatori low budget, mentre il giochino dell’happy meal rimpingua il parco giochi di bimbi in crisi, laddove le macchinine sono sempre quelle e orsino l’ho già vestito e svestito venti volte, che noia, che noia, che noia. Ce la siamo cavati con una media di 20 Euro a pasto in 4, tenuto conto che alcune volte facevamo la spesa e mangiavamo frutta, verdura e panini nella camera dell’ostello e i pasti durante i viaggi in treno e in autobus sono panini per forza.

Nel complesso è andata benissimo. Nessuno si è ammalato, nessuno si è lamentato mai, i bambini sono stati entusiasti dei tanti castelli, degli zoo e dei musei visitati. Spesso bisognava alzarsi alle 6 e mezza per prendere l’autobus e portare gli zaini per delle mezz’ore da e per gli ostelli. Come ho sempre pensato, i bambini è solo un fatto di abituarli e di travolgerli col nostro entusiasmo per il mondo e la sua bellezza. La più grande gioia? Quando partendo per Berlino, dove avremmo visto lo zoo e la collezione di dinosauri del Museo di Scienze Naturali, ci siamo dovuti alzare alle cinque e mezza, eppure i bimbi sono scattati in piedi, felici ed eccitati. Il più piccolo mi ha detto: “Non vedo l’ora di arrivare a Berlino. Sono così… elettrizzato!” E fuori era ancora notte.

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