La Rocca di Sassocorvaro: l’arca dell’arte

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Il borgo di Sassocorvaro è poco noto, nonostante sia antico, idilliaco e pieno di scorci suggestivi come tanti villaggi italiani. Siamo nelle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino. Gli scenari di qui, fatti di montagne selvagge, gole, roccia, ma anche colline coperte di fiori, campi, ulivi e poi giù, fino all’Adriatico che spumeggia sulle spiagge sabbiose, è un compendio dell’anima variegata e ricca di contrasti del nostro Bel Paese. Ritroviamo questi paesaggi nelle pale d’altare bordate d’oro, e ancora a far da cornice ai ritratti rinascimentali, perché le terre di Urbino e del Montefeltro hanno dato i natali al meglio della visione creativa.

Sassocorvaro sorge accanto al lago di Mercatale, un invaso artificiale realizzato negli anni ’50. Diciamo subito che gli innamorati dovrebbero venirci in gita almeno una volta: a Sassocorvaro, infatti, sono custodite le reliquie di San Valentino martire, la cui “autenticità” è addirittura sancita da un certificato notarile del ‘700. Quello che non si direbbe mai, tuttavia, è che in questo luogo, per un breve periodo, si sia concentrato il più importante patrimonio artistico mondiale.

Ieri era il 25 aprile. Abbiamo festeggiato la Liberazione e con essa la fine della seconda guerra mondiale, uno dei periodi più bui della nostra storia. Quando visitai la celebre cattedrale di Chartres, in Francia, e ammirai le più belle vetrate istoriate che forse esistono al mondo, rimasi ammirato dal fatto che fossero ancora lì, integre, davanti ai nostri occhi, nonostante tutte le guerre che avevano martoriato l’Europa. Proprio all’inizio del secondo conflitto mondiale, le vetrate vennero smontate una a una, imballate e protette in un luogo sicuro. Cosa che accadde a tanti capolavori di casa nostra.

Una fetta considerevole del patrimonio artistico italiano venne portata a Sassocorvaro e nascosta nella sua Rocca ubaldinesca. La segretissima e avventurosa operazione di salvataggio venne condotta da un team di studiosi e storici dell’arte, guidati dal professor Pasquale Rotondi. Egli stesso definì il patrimonio celato a Sassocorvaro come “il raggruppamento di opere d’arte più importante mai realizzato al mondo”: oltre 10.000 capolavori provenienti da tante città italiane, tra cui opere di Raffaello, Piero della Francesca, Mantegna, Tiziano, Caravaggio, Giorgione e il Tesoro della Basilica di San Marco a Venezia.

Da allora la fortezza di Sassocorvaro, massiccia e severa, è anche detta “Arca dell’arte”. Venne scelta perché era lontana da centri industriali o comunque obiettivi di interesse militare, aveva ampi spazi asciutti dove stivare le opere e allo stesso tempo mura così robuste da essere considerate capaci di resistere a un bombardamento aereo.

Il professor Rotondi è morto nel 1991. Per il suo operato gli venne conferita la medaglia d’oro al valor civile. Nella motivazione si legge: “[che] egli operò attivamente, reperendo ed allestendo ricoveri sicuri per considerevole parte del patrimonio artistico italiano posto in grave pericolo dalle barbarie del secondo conflitto mondiale, esponendo in tal modo la propria persona a gravi rischi di ritorsione da parte degli occupanti nazi-fascisti. Fulgido esempio di elette virtù civiche e di coerente testimonianza in difesa dell’arte e della cultura del Paese”.

Visitando le silenziose stanze della Fortezza di Sassocorvaro, ricordiamo allora anche gli uomini come il professor Rotondi, che hanno combattuto nell’ombra, lontano dai campi di battaglia, per salvare la nostra storia dal naufragio. Come scrive Jonathan Safran Foer, ogni cosa è illuminata dalla luce del proprio passato. Quella luce brilla ancora sulle nostre vite, nelle opere sopravissute dei Maestri dell’umanità.

Foto: Il conte di Luna – Flickr, CC BY-SA 2.0, via wikipedia.it

Testo di Devis Bellucci.

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