Andare al Polo Nord o al Polo Sud? Ecco come

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Qualche tempo fa è uscito un libro molto carino, che ogni viaggiatore (o sognatore) dovrebbe avere in casa. Si chiama “Atlante delle isole remote. Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò”, di una certa Judith Schalansky, appassionata di carte geografiche. Potrei iniziare nello stesso modo: ecco due luoghi dove non sono mai stato né mai andrò, presumibilmente. Trattasi del Polo Nord e soprattutto del Polo Sud. A dire la verità, almeno l’80-90% delle isole sperdute citate dalla Schalansky sono più facilmente raggiungibili rispetto ai poli geografici del Pianeta: servono solo un po’ di soldi e un sacco di tempo.

Il lato positivo dell’andare ai Poli è che non occorre un sacco di tempo e che, almeno sulla carta, arrivare in queste due esotiche destinazioni non è poi un’impresa tanto ardua. Basta coprirsi bene con la maglia della salute, amare la neve, avere un po’ di spirito di adattamento, essere preparati alla sconfitta – visto che se fa brutto tempo la missione salta – possedere qualche nozione base di campeggio e sapere sciare. È sufficiente lo sci di fondo, dato che i tragitti sono pressoché pianeggianti. Ah, un’ultima cosa: purtroppo è necessario avere un discreto conto in banca.

Partiamo dal Polo Nord, che è più vicino a casa e costa meno. Intanto, alcuni dati. Siamo nel Mar Glaciale Artico, in mezzo a una landa abbacinante martoriata da venti pazzeschi. L’esploratore statunitense Robert Edwin Peary, nel 1909, sostenne di averlo raggiunto per primo, insieme a 4 eschimesi e 40 cani da slitta. Oggi una spedizione tipo al Polo Nord parte dalle Isole Svalbard, in Norvegia, raggiungibili dall’Italia con qualche scalo. Parentesi: se non avete mai visitato le Svalbard, fermatevi qui e rimandate il Polo. Chiusa la parentesi. Dopo due o tre giorni per preparare la logistica e prendere confidenza con le attrezzature (slitte, tende, etc.), si parte in aereo per la base scientifica russa di Barneo, che si trova sul ghiaccio alla deriva a 89° di latitudine nord. È l’unico rifugio nel Mar Glaciale Artico e già arrivarci è una bella emozione. Dalla base, clima e condizioni del ghiaccio permettendo, il Polo Nord geografico si trova (più o meno) a portata di mano: otto-dieci giorni di attraversata con sci e slitte, pernottando in tende da spedizione. Arrivati dove si incontrano i meridiani, ci aspetta qualche ora di meritata sosta per le foto e una telefonata di due minuti col telefono satellitare per bullarsi con mogli, amanti e amici del bar. Il rientro alla base di Barneo avviene in elicottero e da qui dritti alle Svalbard. Durata prevista del viaggio AR: circa 16 giorni, tratte da e per l’Italia escluse.

Vediamo adesso il Polo Sud, ossia il sogno del sottoscritto (il Polo Nord è ormai troppo inflazionato…). La meta si trova a quasi 3.000 metri di quota, 2.700 dei quali di purissimo ghiaccio, su un altopiano che definire gelido è riduttivo. In queste zone vengono abitualmente registrate le temperature più basse del pianeta: il mare, con la sia azione mitigante, è infatti lontanissimo e la luce solare viene riflessa dallo strato di neve. Tutto ciò premesso, noi ci vogliamo andare lo stesso. Il punto di partenza è Punta Arenas, in Cile, che i partecipanti possono raggiungere con mezzi propri, ossia un volo da Santiago. Da qui, con 4-5 ore di volo si arriva al Campo Base di Union Glacier, da cui partono tutte le spedizioni al Polo Sud. Durante il volo, sempre clima permettendo, è possibile ammirare la Terra del Fuoco, gli iceberg e la banchisa antartica. Segue qualche giorno di acclimatamento all’Antartide, anche per prendere confidenza con le attrezzature. L’89° di latitudine, nel cuore del “plateau” polare, verrà raggiunto da Union Glacier ancora in aereo. Adesso la parte più emozionante del viaggio: 6 giorni di impegnativa marcia sugli sci per rivivere le sensazioni provate da Amundsen e Scott cento anni fa, fino alla mitica asticella metallica da cui si dipartono tutti i meridiani (foto di copertina). Il ritorno a Union Glacier è in aereo, quindi rotta verso Punta Arenas e ognuno a casa propria.

Veniamo al lato economico. Quanto costa la partita? Ci sono varie agenzie che organizzano la spedizione. In Italia, ad esempio, potete dare un’occhiata sul sito di Terre Polari, dove troverete un ampio carnet di proposte per esperienze into the wild, dall’Alaska alla Groenladia. Per il Polo Sud si spendono almeno 60.000 $, cifra che non comprende i voli AR per Punta Arenas. Il Polo Nord è più popolare, con itinerari che prevedono anche nave rompighiaccio o solo elicottero; quest’ultima opzione è chiaramente molto più rapida ed economica. Il viaggio che vi ho descritto sopra parte da 33.000 Euro.

Che dire? Ne vale la pena? Avendo quei soldi, io penso proprio di sì.

Foto di copertina: Kuno Lechner  GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html), CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) or CC BY-SA 2.5 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5 via Wikimedia Commons

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