Come ti giro il mondo su una nave cargo

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Secondo alcuni è il modo di viaggiare più romantico, antico e slow (a parte andare a piedi). C’è gente che ci fa addirittura il giro del mondo, ma alla fine quel che resta nel cuore, dopo migliaia di chilometri, non sono tesori archeologici o monumenti o meraviglie della natura, se non una. Il colore. Blu. Che ti circonda per giorni interi e settimane, nelle sue più avvolgenti sfumature. E l’oceano di stelle che fa da specchio alla terra, ogni notte, con le sue nebulose come spuma perlacea e la luna che scintilla sull’orizzonte. Lontano dai social, lontano dal web.

Sono i viaggi sulle navi cargo. Quelle lunghe attraversate dove fai compagnia alle merci, e ti rendi conto che ancora oggi, in questo mondo così globalizzato, tutto si trasporta lentamente via mare. Ci sono molteplici sbarramenti che fermano le persone, ma non gli ananas che maturano nelle stive o le automobili o le scatole di caviale.

Diciamo subito che gli svaghi a bordo sono pochi, per lo più limitati alla TV, a una piccola biblioteca, magari un tavolo da ping-pong o un biliardino. Non ci sono in programma escursioni organizzate o animazione: la gestione del tempo è invece affidata alla vite interiore del viaggiatore. Però il pacchetto prevede pensione completa, tanto spazio a per passeggiare in solitudine fra colorati container, immaginandone il contenuto, nonché la possibilità di ascoltare le storie dei marinai e ammirarli all’opera. Avrete senz’altro modo, prima o poi, di salire in plancia di comando o di scendere in sala macchine per una visitata guidata, sperimentando l’antica cortesia degli uomini di mare.

Veniamo adesso al come e sfatiamo alcuni miti. Il primo, che costi poco. Certo, viaggiare su una nave cargo può costare meno di una crociera di pari durata, ma il prezzo è tutt’altro che regalato (anche 150 Euro al giorno). In genere, i passeggeri sono pochissimi. Stando al diritto internazionale, infatti, sulle navi cargo possono salire un massimo di 12 passeggeri se non è presente un medico a bordo. Pertanto, è improbabile stringere amicizia con un collega vagabondo. Si viaggia con un certo comfort, ma senza troppi vizi, e il tutto va organizzato con grande anticipo, contattando la compagnia, inviando tutti i documenti necessari e naturalmente pagando. Non sempre sono ammessi animali.

Per noi Italiani, la miglior opzione è viaggiare con la Grimaldi Lines, che offre questo servizio. Qui trovate tutte le informazioni. Senza scendere nei dettagli, i cargo della Grimaldi fanno la spola tra il Sud America (Brasile, Uruguay e Argentina), il Senegal e l’Europa del nord; gli USA, il Canada e ancora l’Europa del nord; il mediterraneo orientale e occidentale, questa volta partendo dall’Italia (ad esempio da Monfalcone, Ravenna, Salerno o Civitavecchia, a seconda dell’itinerario); l’Italia e gli USA. Ebbene sì, è possibile arrivare in Nord America via nave, sulla rotta degli emigranti italiani nel ‘900. Contate circa due settimane da Civitavecchia a Baltimora. In generale, si torna con mezzi propri perché la nave non fa andata e ritorno, ma procede verso altri porti, su tragitti anche complicati, e passa anche molto tempo prima che torni al porto di partenza, ossia dove siamo saliti noi.

Veniamo a qualche FAQ. Sono ammessi bambini a bordo? Dipende dalla compagnia, ma tipicamente sì. Sulla Grimaldi è previsto uno sconto del 50%. Posso caricare la mia auto? Di norma sì, con un sovrapprezzo. Quando sono a bordo, devo dare una mano? No: siete ospiti paganti, non lavoratori. Anzi, a parer mio è gradito se non tocchiamo nulla. Posso scendere in tutti gli scali? No. Per motivi di logistica, lo sbarco è consentito solo in alcuni porti.

Di recente un mio amico ha fatto un’attraversata atlantica proprio con Grimaldi Lines, da Rio De Janeiro a Dakar, insieme alla moglie. Ne è uscito (pardon, sbarcato) entusiasta. 9 giorni a contatto col mare, attraversando l’equatore, in uno sterminato deserto azzurro. Pensate che non hanno mai incontrato nessuno, nemmeno virtualmente sul radar (parola del comandante). Potete saperne di più della sua esperienza consultando il gruppo su Facebook “Facciamo un giro?” Per chi ama sognare, sono splendide le pagine che Tiziano Terzani dedica al suo viaggio in nave container da Trieste alla Thailandia – se ricordo bene – raccontato in “Un indovino mi disse” (TEA).

Altri siti consigliati, magari per arrivare in Oceania o navigare nell’Oceano Indiano, sono:

The Internet Guide to Freighter Travel, totalmente dedicato ai viaggi su navi container;
Freighter Cruises
Freighter Expeditions

Qualcuno ha già fatto un viaggio simile? Aspetto i vostri racconti nei commenti o via mail.

Foto di copertina: Hummelhummel via wikipedia.com

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