Quando giravo l’Italia come uomo sandwich

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È passato ormai un po’ di tempo da quel 2010, quando uscì il mio romanzo L’inverno dell’alveare (A&B Editrice). Amavo moltissimo quella favola sull’esplorazione che aveva come protagonista una piccola ape terrorizzata dall’eventualità di non riuscire a superare l’inverno, come di solito accade per tutti gli insetti della sua specie. Fu una gioia scrivere quella storia e ancora più bello era raccontarla, magari ai bambini delle scuole. Così decisi, senza troppo pensarci sopra, di unire le mie due grandi passioni: la scrittura – appunto – e il viaggio. Ci voleva un modo garbato e originale per portare in giro il libro; insieme a mia moglie, la giocammo un po’ sull’ironia. Così nacque l’uomo sandwich.

Non è forse vero che ogni storia è biografica? Che dentro alle pagine di un libro pulsano, in controluce, la vita e l’esperienza dell’autore? Racchiudermi “fisicamente” tra la copertina e la quarta del mio romanzo mi sembrò una metafora azzeccata. Costruire il sandwich costò pochi Euro. Mi era rimasto infatti un curioso costume di carnevale dall’anno prima, quando sempre con mia moglie interpretavamo Alice nel paese delle meraviglie. Lei faceva Alice, io la carta da gioco (neanche l’asso di briscola: se ricordo bene ero tipo un quattro di quadri). Riciclai il costume, attaccandoci sopra copertina e quarta de L’inverno dell’alveare stampati in formato poster, e voilà.

rassegna_stampa_sandwich

L’idea era di passeggiare come uomo sandwich un po’ per tutta Italia, immortalando l’impresa con le foto per realizzare un book, sperando che la gente mi notasse e corresse a comprare il libro, mossa a compassione. Allora non c’erano (cioè, forse c’erano ma non li usavo) twitter e instagram, quindi le foto venivano pubblicate via via su facebook. Dedicammo al progetto “L’Italia con gli occhi un uomo sandwich” tutti i fine settimana, le ferie, i ponti e il tempo libero per un anno e mezzo.

Non rompevo l’anima a nessuno, proprio come fanno i libri sugli scaffali: tacciono e aspettano di essere avvicinati da una mano (e da una mente) curiosa. Allo stesso modo, camminavo, portandomi addosso il sandwich. Mia moglie passeggiava con me e faceva le foto. Attorno, gli scenari più belli d’Italia, dal Piemonte al Lazio alla Puglia. Montagne, laghi, cavalcavia, piazze, spiagge. Nei luoghi più affollati mi venne un’idea altamente simbolica. Toglievo il sandwich e lo posavo a terra, mettendoci sopra una candela accesa. Chi accenderebbe una candela di giorno, all’aperto? Nessuno. Fa poca luce, è inutile e se va bene sta accesa cinque secondi. Proprio come la poesia e la letteratura: deboli spunti di meraviglia che vanno notati, protetti, sollevati dal rumore di fondo che può travolgerli da un momento all’altro. Ok: è una pippa mentale e non ebbe molto successo. Ricordo una reazione simpatica a Roma. Stavo in Piazza Navona, lì a fotografare la mia candela accesa sul sandwich. Passa una tizia con una bimba per mano, mi guarda e commenta: “Ma guarda questo! Con tante cose belle da vede’ sta a fa’ ‘na foto a ‘na candela”.

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L’esperienza come uomo sandwich fu prima di tutto un bellissimo (e lungo e faticoso) viaggio nel nostro Paese, attraverso borghetti e meravigliosi scorci che diversamente non avrei mai conosciuto. Come giornalista, “campo” ancora un pochetto (per modo di dire) sul patrimonio di luoghi scoperti durante quell’anno e mezzo, catalogati nell’archivio dei miei pensieri. Trovai anche lo spunto per un successivo romanzo passando da Sirolo, nelle Marche, e Goro, sul delta del Po, ma questa è un’altra storia. In più, fu un interessante e silenzioso esperimento antropologico. Indovinate quante persone mi hanno fermato, importunato, interrogato?

Nessuno. Zero. Tanto a Milano quanto a Napoli sono stato trattato come a Craco, un paese fantasma vicino a Matera. Poi dicono che siamo un popolo curioso! Il bello succedeva invece on-line, nella realtà virtuale (quella reale era appunto di calma piatta). Quando pubblicavo le foto e raccontavo il mio pellegrinaggio letterario, la gente mi contattava entusiasta e prodiga di complimenti. Sono nate tante amicizie e conoscenze e mi hanno intervistato decine di radio e giornali, dai bollettini parrocchiali alle grandi testate nazionali. Fiumi di domande, davvero. Ma quanto ti costa? E qual è stato il posto più bello? Ma per mangiare te lo togli il sandwich? E per fare… Insomma, hai capito per che cosa… Come fai?

Ebbene, secondo voi, in tutto questo effluvio di interviste che mi facevano sentire anche bello, quante volte mi è stato chiesto di che cosa parlasse quel benedetto libercolo per cui mi stavo riempiendo i piedi di vesciche?

Una manciata. Solo che spesso questo pezzo veniva poi tagliato in fase di pubblicazione, per comprensibile mancanza di spazio. Quelli più curiosi del libro che del mio camminare erano i bimbi nelle scuole. Forse un bambino non ci trova niente di strano a fare il vagabondo tra due cartoni pubblicitari. Fu una gioia leggere per loro, far capire che una storia può essere davvero così importante da volerle donare un paio di gambe per farla arrivare lontano.

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Otranto (Lecce)

Ultima domanda e chiudo. Secondo voi, tutto questo cinema fece vendere un sacco di copie? Ovviamente no: è infatti molto difficile che uno vada a cercare un libro, uscito diversi mesi prima, solo perché ha letto dell’autore che fa l’uomo sandwich. Ti devi segnare il titolo, manca la recensione (per carenza di spazio, vedi sopra) e le grandi librerie tengono solo le novità e i classici, ma non le vie di mezzo. Soprattutto se l’autore è un benemerito sconosciuto.

Ne è valsa la pena? Altro che sì. Anzi, è una delle cose di cui vado più fiero. Fosse solo perché abbiamo iniziato in due e alla fine del viaggio eravamo in tre. Ho visto crescere la panciotta di mia moglie sullo sfondo delle Cinque Terre, della Torre di Pisa, dei ghiacciai dell’Adamello fino a Santa Maria di Leuca. Un gravidanza on the road, cullata da quanto di più bello ci sia nel mondo.

A questo punto: di che cosa parla il romanzo “L’inverno dell’alveare”?

Assunto che, probabilmente, il mio editore è più contento se leggete l’ultimo romanzo “La cura” (A&B Editrice), potete trovare qui diverse recensioni sul libro che mi portò a girare l’Italia come uomo sandwich e a scegliere di occuparmi (anche) di viaggi.

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