Le Dune e la spiaggia di Piscinas: un tesoro nella nostra Sardegna

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Ho avuto la fortuna di capitarci in gennaio, ma immagino che anche in alta stagione non ci sia poi questo grande affollamento. Perché “capitarci” non è la parola giusta, viste le condizioni della strada per arrivare: uno sterrato tutto curve che si annoda fra ruderi e miniere abbandonate. Tre quarti d’ora senza incontrare nessuno, nel vento che ogni tanto ruggisce, sotto un sole che già sa di primavera.

A un certo punto la strada prende a colorarsi di rosso. Le miniere sono quelle di Gennamari e Ingurtosu, frazione del comune di Arbus. Una volta in questi villaggi diroccati vivevano quasi cinquemila persone. Si estraevano zinco, argento, piombo. C’erano una chiesa, un piccolo ospedale, un cimitero e un ufficio postale. E poi la ferrovia, fino al mare. La costruirono nel 1871 per portare i minerali estratti all’imbarco. Adesso i residenti sono una decina.

La vallata si apre all’improvviso su un regno di sabbia ocra. Ecco le Dune di Piscinas, tra le più alte d’Europa, in uno dei tratti di costa più selvaggi e affascinanti della Sardegna (del Mediterraneo?). Come si legge nel Piccolo Principe, grazie alla strada pessima il cuore ha tempo per prepararsi allo spettacolo. Scendiamo dall’auto che pare coperta di ruggine e siamo solo noi e il mare e il cielo dolcemente azzurro. Quel che resta dei binari prende sonno sotto la sabbia. Rimane ancora qualche carrellino sbilenco.

Piscinas - Gen 2017 -DSC_4706 Rid
Spiaggia di Piscinas – Sardegna

La suggestione è quella del Marocco, dei grandi deserti che lambiscono il mare. Ho visto qualcosa di simile in Portogallo, a Guincho, ma lì a pochi chilometri passa la statale portando frotte di gente, bar, parcheggi, ristorantini. A Piscinas, invece, non ci sono servizi di alcun tipo, a parte un albergo ricavato dal vecchio deposito minerario, aperto in estate. La sua presenza comunque non turba il profilo grandioso del luogo, dove capita di vedere cervi e testuggini che vengono a deporre le loro uova.

Si respira un senso di distacco, di lontananza da tutto. Allora ripenso alla signora che ci ospita ad Arbus, quando proprio stamattina diceva, salutandoci:
«Non attardatevi troppo, perché deve arrivare una perturbazione dall’Italia e la strada diventerà un fiume».
«Mi scusi» ho risposto. «Ma siamo in Italia anche qui, se non sbaglio». (Tra l’altro la tipa aveva un accento romano).
E lei: «In un certo senso, ma in un senso più preciso siamo in Sardegna».

Un pennacchio di nubi sta già salendo dalle montagne, mentre sbuca un fuoristrada da cui scendono una coppia col cane. Li salutiamo da lontano. Si incamminano dalla parte opposta, lungo la spiaggia dorata, incuranti della pioggia che deve arrivare. L’abbaiare del loro cane, ascoltato da qui, è fioco e malinconico. Peccato non poter scambiare due parole con qualche vecchio minatore del posto, che ci racconti Piscinas quando era abitata. I profumi di allora, il sudore, l’andare e venire del minuscolo treno tra le dune che muoiono e rinascono nel vento.

Come arrivare

Dicono che l’unico problema sia arrivarci. In realtà non è vero: bastano solo un po’ di tempo e non soffrire di ansia per le condizioni della propria auto (Oddio gli ammortizzatori! Oddio si sporca!). Le dune si possono raggiungere, a partire dalla SS 131, passando da Arbus e scendendo in direzione Ingurtosu, oppure passando da Guspini e facendo il giro delle miniere. Le strade sono entrambe segnalate e prevedono diversi km di strada non asfaltata.

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