Le 20 cose che ho imparato viaggiando con bambini e neonati

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Cantavano Cochi e Renato: “Io per il lavoro che faccio viaggio molto”. In particolare, metti che il piccione viaggiatore della canzonetta andasse a Genova, non mai aveva piacere di essere accompagnato (tra l’altro la moto non aveva neanche il seggiolino di dietro). Diversamente, io adoro viaggiare coi miei figli, anche se piccoli. Al massimo mi arrendo alla loro assenza se il triste dovere mi porta nella sperduta isola di Tristan da Cunha, cosa che tuttavia accade di rado. Adesso i miei pargoli hanno 6 e 4 anni, quindi sono grandi e autonomi, ma noi, come famiglia, non abbiamo mai smesso di viaggiare, regalando i primi 5.000 km su strada alla bimba quando aveva 28 giorni. Problemi: neanche uno, mai. Solo grandi risate e una fatica folle. Ecco un sunto di quello che mi sembra di aver capito. Per ora.

1) Si sperimenta uno dei cardini della Relatività Ristretta: l’estenuante dilatazione dei tempi.

Quando mi chiedono com’è fare viaggioni coi bimbi, ripeto sempre: faticoso, divertente e mostruosamente lento. Si rischia di vedere cambiare le stagioni e diminuire il debito pubblico. Un aneddoto: quando mia figlia aveva 28 giorni, l’abbiamo caricata in macchina e siamo partiti un mese per un viaggio in Provenza, Paesi Baschi, Cantabria e Asturie con passaggio da Lourdes a farci benedire. La prima tappa era Modena-Bordighera. Mi sembrava una distanza accettabile da fare in giornata. Siccome volevo “viaggiare col fresco” per agevolare la bimba e partire col buio in modo che continuasse a dormire (figuriamoci), siamo usciti di casa quatti quatti alle 5 del mattina. Autostrada deserta: splendido. Su google: distanza 400 km, tempo stimato x equipaggio adulto: 4 ore e 15 minuti. Abbiamo impiegato quasi 13 ore. Perché? Perché la bimba deve mangiare (22 volte) ed essere cambiata (22 volte), poi ha avuto 47 crisi di pianto che hanno richiesto altrettanti stop, e una volta la cacca giallina è sgusciata fuori dal pannolino sporcando il seggiolino che abbiamo lavato all’autogrill (smontalo e rimontalo) e asciugato sotto il soffione asciuga-mani del bagno. Chiaro il concetto?

2) La prima e l’ultima settimana sono le parti più faticose di ogni viaggio.

 È che uno ci deve prendere la mano per abituarsi a tutta la logistica “carica-scarica-fermati-riparti” senza strippare. Nella prima settimana ti chiedi: ma chi me l’ha fatto fare? Era meglio andare al mare a Numana o a Milano Marittima o a Sestri Levante (mmm… no, Numana e Sestri sono troppo lontane) e non muoversi da lì. Poi uno si abitua e te la godi. Solo che accumuli fatica, quindi passi l’ultima settimana a sognare una SPA, la piscina, il silenzio, staccare la spina… Insomma, di andare finalmente in ferie. Mi rendo conto che se uno ha due settimane in tutto la cosa potrebbe essere una pena.

3) Scopri che le canzoni per bambini hanno un loro perché.

Macché Pink Floyd, Oasis, John Denver o i Roxette (un po’ di romanticismo, suvvia)… Volete mettere con “La bella tartaruga” o “Il caffè della Peppina”? Io ce le ho sempre nelle orecchie. Mi sento giovane, felice, drogato. Una volta ho ascoltato da Istanbul a Salonicco “È quasi magia Johnni” senza rendermene conto perché intanto parlavo da solo. O pregavo, chissà.

4) Per i bambini l’aiuola di uno spartitraffico è già una vacanza interessante, purché ci siano una pozza di fango o un metro quadro di margherite da raccogliere.

Ognuna delle 22 volte in cui vi fermerete i pargoli troveranno qualcosa di grande interesse, anche nella piazzola dell’autostrada o sotto al cavalcavia. Pretenderanno di essere arrivati o almeno di rimanere un’ora a paciugare nell’acqua sporca (dopo vanno lavati), tirare i sassi nel fosso, catalogare i rifiuti, etc. Perché andare a Parigi, in Scozia o a Capo Nord? La felicità è un piazzale pieno di camion sul Grande Raccordo Anulare.

5) In macchina siamo sempre uno in più. 

Dove la mettete la signorina del computer? Il mitico navigatore satellitare – a cui io ho dato una voce di donna per sentirmi in un harem – che dice “girate a destra”, “la destinazione è alla vostra sinistra”, etc? I miei figli ci parlano, le chiedono il permesso di fare cose, hanno paura di disturbarla perché se si arrabbia non dirà mai più che siamo arrivati (quindi non arriveremo mai).    

6) I medici ci sono anche all’estero e se i figli si ammalano non è un dramma.

Ormai ho perso il conto delle influenze, tonsilliti, diarree che hanno colpito i miei figli (e anche noi) durante i viaggi. Si è sempre risolto tutto senza problemi. Tutte le volte che abbiamo avuto bisogno di un medico – è accaduto soprattutto in Spagna – sono stati carini, disponibili e non abbiamo mai speso un Euro.

7) È possibile nutrire a dovere i bambini piccoli anche in lunghe vacanze on the road, ma la cosa è molto faticosa e lenta.

Prendiamo un bambino di un anno. Se sei sempre in giro, magari in Bulgaria o in Turchia, come gli dai da mangiare? Pensi forse di riuscire a farti fare una pappetta in ogni ristorante/bettola/bar dove capiti? Ed è anche vero che le condizioni igieniche possono non essere adeguate ai nostri gracili intestini: io mi becco una gastroenterite sempre, o ogni viaggio, quindi ormai è quasi un fatto di principio e non mi pesa più. Bene: mettetevi a sedere che vi racconto la nostra estenuante soluzione. Caricammo, nella nostra CLIO (dotata di cassone sul tetto), insieme al passeggino dalla piccola e al lettino portatile (perché non in tutti i posti dove ti presenti hanno un lettino per bimbi), tutto l’occorrente per cucinare il pasto a mia figlia prima e a mio figlio poi: una piastra elettrica, un fornelletto a gas con mini-bomboletta (mai usato: alla fine è bastata la piastra), olio d’oliva, omogeneizzati di frutta, carne e pesce, buste delle sue pappe (le solite che mangiava a casa: mais, tapioca, crema di riso, etc), buste con brodini liofilizzati per emergenza, termo da pappa, scalda-pappa, frullatore portatile, piattini… Contate che in ogni Paese del mondo si trovano frutta e verdura fresca, ma anche carne e pesce. Ogni santo giorno, due volte al giorno, facevamo una cosa vietatissima: cucinavamo qualcosa per lei, con la piastra elettrica, nella stanza della pensione dove dormivamo. Che voleva dire alzarsi alle 7 del mattino per avere la pappa pronta e tutto il resto per le 9, ora della partenza. Nel termo il pasto rimaneva caldo e buono – cioè alla bimba piaceva – ma si poteva anche scaldare con uno scalda pappa che si attacca alla presa dell’accendisigari. La sera, invece, le preparavamo la pappa in stanza e la mangiava subito, prima che andassimo a cena noi. Tra cucinare, spesa quotidiana, lavaggio stoviglie e imboccaggio cibo si volatilizzavano circa 3 ore al giorno. Ogni tanto siamo finiti in appartamento ed è stato più semplice. Alla fine una buona quantità di omogeneizzati è tornata a casa, perché siamo spesso riusciti a cucinare “fresco”. In questo modo abbiamo evitato diarree di ogni tipo fino a 3 anni. Sono iniziate, saltuariamente e senza tragedie, dopo, quando i bimbi hanno cominciato a mangiare tutto fuori. Abbiamo viaggiato così per 4 anni cambiando solo la macchina con una più spaziosa quando è arrivato l’altro figlio. Ogni tanto la procedura casalinga non è stata necessaria, perché abbiamo trovato ristoranti puliti dove gente disponibilissima ci ha preparato pastina, riso, etc per la bimba. Faticoso? Un casino. Costoso? Pochissimo.
8) Al mondo è pieno di gente che gira con bimbi e neonati, anche tre alla volta, in treno, in auto e in autobus. Ma gli Italiani sono pochissimi, nonostante loro abbiano ferie lunghe uguali o comunque comparabili alle nostre.

Su questa cosa volete mai che vi dica… Mah!

9) I bambini basta abituarli a stare in auto fin da piccoli e diventano uno spettacolo nonché una divertente compagnia. Tra l’altro dopo qualche giorno, se si continua a viaggiare, smettono di chiedere “Quanto manca?” e domandano cose più interessanti, come “Che cosa c’è da vedere quando arriviamo?”

I nostri figli stanno in auto, con le doverose pause, anche 8 o 9 ore senza problemi. Basta allestire dietro una sala giochi con colori, fogli, dinosauri, bambole, etc. In vacanza sono vietati i tablet, così come a casa (anche per mamma e papà). Adesso che abbiamo un camper, i figli si guardano un DVD nel televisore.

10) I bambini camminano moltissimo, basta abituarli e andare piano, con passi appunto di bimbo. Che è davvero splendido. Esporli fin da piccoli alla bellezza del mondo li fa stare bene e dà loro fiducia nelle persone. 

11) La promessa di una visita allo Zoo o all’Acquario sarà la nostra salvezza. 

Ho speso un patrimonio in acquari, ma per fortuna ce ne sono tanti. Non è detto che l’acquario debba essere pazzesco, come l’Oceanario di Lisbona o il Pianeta Blu di Copenaghen: si tratta sempre di bambini, dopo tutto. Quando abbiamo visitato quello di Trieste il prezzo era sospettosamente basso e in effetti le vasche erano piene di triglie e branzini, ma la cosa ha riscosso comunque un certo entusiasmo.

12) Viaggiare tanto rende i bambini pieni di cose da raccontare e adattabili alle situazioni, ma non necessariamente più indipendenti, meno musoni e schizzinosi.

Mia figlia a tre anni ci mancava che mi preparasse da cena. Faceva tutto da sola e pretendeva di non essere aiutata. Andava a sguazzare in piscina poi tornava sul lettino, si asciugava, si spazzolava i capelli, si dava la crema e si sdraiava a “leggere” il giornaletto della Peppa Pig. Però se il programma di viaggio non le piaceva, si ritirava verso nebbiose lande di intrattabilità e sclero (tuttora). Mio figlio a quasi cinque anni non sa neanche mettersi la maglietta: nonostante tutti i tentativi si annoda nella veste come una piovra e rimane lì, ammanettato, chiedendo aiuto. Però è sempre di buon umore, entusiasta per ogni viaggio e di qualsiasi cosa che gli venga proposta da vedere. Questione cibo: se li porti da McDonald’s è sempre una festa; diversamente fanno gli irrisolti lamentandosi a ogni pasto, anche se si mangia meglio che a casa.

13) A mangiare in viaggio “cibo spazzatura” (o ogni tanto anche a casa) non muore nessuno. Anzi: è divertente, goloso, comodo, costa poco e ti danno un gadget da collezionare. Fa parte di quella dimensione del “diversamente lecito” tipico di ogni vacanza. Tutti i fast food d’Europa sono pieni di famiglie con bambini e neonati. Quasi nessuno è obeso. Negli USA sono invece più cicci, lo ammetto. E anche più tristi.

14) Il Paese europeo dove ci hanno dimostrato più amore  e gioia verso i bambini è la Turchia. Che tuttavia non è una nazione molto organizzata per accoglierli al meglio.

Qui era tutto un accarezzare la nostra bimba, farle foto, complimenti e moine. Solo che poi in alcuni musei e palazzi non si può entrare con passeggino o carrozzina per motivi di sicurezza.  

15) I ristoranti all’estero  sono più organizzati che in Italia se hai dei bambini con te. La cosa è meno valida in Spagna, Portogallo e Grecia.

Spessissimo, dalla Francia alla Polonia, nel ristorante c’è un’area giochi per bimbi. Quasi ovunque, appena ti siedi, la cameriera (o il cameriere) portano fogli e colori ai pargoli perché possano distrarsi. C’è sempre un menù scontato per i più piccoli.

16) Germania e Paesi del Nord sono i più attrezzati per accogliere i bambini, solo che sembra nessuno li sopporti se si comportano come tali.

Ripenso a campeggi o pensioncine dove ho visto famiglie con bambini. Rispetto ai piccoli Tedeschi o ai Danesi o ai Norvegesi, i miei figli sono dei diabolici Bart Simpson. Li osservavo, ‘sti teutonici in erba, sedere taciturni sotto le loro bionde chiome e fare un tresette col babbo, andare in monopattino tutti in fila aspettandosi a vicenda, calarsi in piscina senza schizzare, sorridere con mitezza come in un mondo fatto d’ovatta, contemplare l’orizzonte in attesa del Miracolo del Sole. I nostri figli erano guardati malissimo dagli altri, perché ad esempio canticchiavano “Il coccodrillo come fa?” alle 17:45 o facevano lottare tra loro (e dialogare con voce artefatta), un T-Rex VS il meno potente diplodoco. Però una volta ho avuto bisogno di un’indicazione e uno Svedese di 6 anni ci ha portato lui, guidando il mezzo e parcheggiando in retro.

17) Un bambino di 5 anni sa fare delle foto bellissime e con un punto di vista molto originale.

Regaliamo ai nostri figli una piccola macchina fotografica, magari la nostra vecchia digitale dismessa. Si rimane stupiti guardando le immagini scattate.

18) Un camper è un’ottima opzione per abbattere i costi se:

  1. Fate almeno un lungo viaggio (> tre settimane) e diversi weekend all’anno.
  2. Lo trovate minuscolo, per poter parcheggiare nelle città o comunque comodamente, se no non riuscite a vedere nulla. Qui partiamo dal presupposto che i bimbi siano troppo piccoli per avere la loro bici.
  3. Ve lo procurate molto usato in modo da pagarlo pochissimo, perché se no quanto ci si mette ad ammortizzarlo? A meno che non vediate il camper come una scelta di viaggio a più lungo termine.
  4. Non puntate a esplorare l’Europa dell’Est, compreso Ucraina, Russia, etc… In questi casi i prezzi sono comunque molto bassi per mangiare e dormire e ricordate che il camper beve di più di un’auto, mentre non tutti i Paesi hanno tanti campeggi e aree sosta come la Germania.
  5. Vi piace andare lenti lenti. Camper vecchio ed economico spesso è uguale a camper tartaruga e senza aria condizionata.

19) Con una buona musica di sottofondo e tanta abitudine, i bambini riescono a fare il riposino in auto, mentre si viaggia.

20) Viaggiare in famiglia costruisce la famiglia.

Come stare in barca insieme. Soprattutto, si parla moltissimo e ci si ascolta tanto. Anche perché spesso non c’è altro da fare. Per 8 o 9 ore.

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