La Strada della Poesia, nel cuore della Romagna

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Alle porte di Faenza le colline disegnano uno dei paesaggi più bucolici d’Emilia Romagna. Filari di viti, prati che in primavera sono un trionfo di fiori, torri medievali e ulivi, da cui si ricava l’eccellente Olio Extravergine di oliva di Brisighella. I fianchi dei pendii sono spaccati da calanchi, quelle cicatrici pastose ricche di fossili, che raccontano di un mare lontano. Nel tempo, più che nello spazio, visto che l’Adriatico è dietro l’angolo e ogni tanto il suo fiato sapido arriva fino a qui.

Prendendo qualcuna di queste strade, verso i colli di Oriolo dei Fichi, San Mamante e Castel Raniero, potreste notare a un certo punto dei cartelli appesi agli alberi, rossi con le scritte gialle. Rivestono i sentieri e i fianchi delle carreggiate in maniera discreta. Accostate l’auto e scendete: siete arrivati. Se invece dell’auto avete una bici, tanto meglio: è tutto più facile.

Quei cartelli sono pieni di poesie. Parlano di allodole, lucertole, usignoli e lucciole; di colori che si alternano con l’andare delle stagioni, di istanti di vita contadina e inviti all’amore. È un affresco tenero e stupito del mondo di qui, filtrato da un senso di religiosa appartenenza.

Quella che ormai è nota, in zona, come Strada della Poesia, è opera di un uomo del posto, per tutti semplicemente Nino da Oriolo. Dopo una vita da agricoltore unita all’insegnamento negli Istituti Agrari, con una parentesi di lavoro in un kibbutz in Israele, il signor Nino ha iniziato a scrivere poesie. Prima su quaderni poi, dal 2008, su cartelli che appendeva agli alberi. Gli Amministratori li facevano togliere e lui li riattaccava, garbatamente. In un secondo momento hanno cominciato a sostenerlo, trasformando la sua opera in una meta turistica.

Quando ho conosciuto il signor Nino aveva già 82 anni. Mi accolse con gentilezza, raccontandomi la sua vita e il legame forte con le colline che si perdevano davanti a noi, nella nebbiolina dell’orizzonte. Chiamava quel luogo Oasi del Silenzio. Lì raccoglieva le immagini che diventavano poesie. Quel giorno mi disse più volte di essere preoccupato per le rondini: in passato il loro rincorrersi riempiva il cielo, ma oggi se ne contano poche ed è tutta colpa nostra. Ossia, dell’inquinamento.

Poco lontano c’è anche un vecchio sentiero militare, che durante l’ultima guerra era un viavai di soldati. Adesso è un tripudio di poesie d’amore, grazie all’intuizione e al lavoro di Nino da Oriolo. Lo chiamano appunto Il sentiero dell’amore. I giovani passano e leggono, cogliendo l’invito a fermarsi che arriva da questo signore mite e dolce; sono parole simili a quelle dei lirici greci, più di duemila anni fa. Qualcuno fotografa quei versi, altri sorridono pensierosi, mentre attorno pulsa il silenzio della campagna. La pace e la fiducia nell’uomo si costruiscono anche così.

Nel rosso calar della sera,
i grilli battono la serenata alla luna.
In fila gli olmi si stagliano in cima al colle,
salutano la mia giornata di lavoro.
Li sento vicini,
vivono nella mia terra,
vivono nel mio sole,
sentono il mio vento,
godiamo del piacere di vivere.
In silenzio mi accompagnano nel mio andare.
Non sono solo,non siamo soli.

Nino da Oriolo

Se vuoi andarci anche tu

La Strada della Poesia si trova sulle colline attorno a Brisighella (Ravenna). Trovate qui alcune informazioni sulla zona. E per dormire in un posto splendido, andate da Barbara e Roberto all’Agriturismo Ca’ de’ Gatti. Dite che vi manda Devis, lo scrittore che ha presentato lì il suo romanzo L’inverno dell’alveare!

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