Dopo vent’anni un messaggio in bottiglia. Cioè, in castello

Posted by

Ok: non si scrive sui muri, i graffitari vanno sanzionati, il fatto è ancora più grave se si tratta di monumenti, etc. Tutte cose verissime. Premesso questo, io ho sempre provato un piacere malinconico nel leggere graffiti e messaggi. Intendiamoci: mica tutti, eh. Intendo quelli vecchi, che raccontano vicende ormai morte e sepolte. Mi sembrano delle sincere espressioni di umanità e testimoniano che il tempo passa, ma noi rimaniamo sempre uguali. Ci struggiamo per le stesse pene, godiamo delle medesime gioie, pecchiamo degli stessi atti di (piccola) maleducazione.

Così, ogni volta che capito in un castello o in un antico palazzo o anche nelle catacombe, laddove le pareti non siano state intonacate di fresco, ecco che l’occhio scivola alla ricerca di una firma o di una data. Soprattutto vado a caccia di storie, con un velo di nostalgia. Se poi la stanza è vuota, l’incanto diventa perfetto: lascio correre la fantasia, dedicando un pensiero a quelle persone ormai inghiottite dagli anni e di cui, forse, rimangono solo quelle dieci parole sul muro.

Un amore, una sconfitta, una speranza.

Le stanze della Rocca di Vignola, dove vado spesso, costituiscono (ahimè) un tesoro in questo senso. Ci sono graffiti vecchi di secoli, di cui solo i Vignolesi DOC conoscono la collocazione. Ammetto che quando porto qualcuno in visita alla Rocca, ho una punta d’orgoglio accompagnandolo in questo o quell’angolo del castello per mostrargli le brevi autografie firmate di qualche prigioniero, o le parole che raccontano una passione non corrisposta di trecento anni fa.

Tuttavia, la scritta che amo di più nel suddetto maniero ha solo una ventina d’anni. È fatta a matita, dunque temo sempre che qualcuno la cancelli. Si trova in una stanzetta che era una prigione. Buia, angusta, con solo una finestrella, tra firme e date che vanno dalla fine dell’800 al ‘900 tutto.

È una splendida lettera d’amore. Risale al settembre del ’96. La vidi per la prima volta qualche anno dopo. Racconta di Silvia e Marco, probabilmente due ragazzini. È lei a scrivere. O aveva uno sgabello – difficile – o era alta, perché lo scritto non è proprio rasoterra.

Pensieri dolcissimi di chi si affaccia alla vita e ama senza se e senza ma, gettando tutto se stesso come si usa a quell’età. Perché non finirà mai, perché siamo destinati, perché solo noi due nell’universo. Quando, insomma, sono ancora lontane le parole di Guccini che canta “il peccato fu creder speciale una storia normale”.

Chiaramente non so chi siano Silvia e Marco, dove vivano adesso e che cosa facciano, ma so che è raro che una passione adolescenziale duri tutta una vita. Eppure spero che a loro sia andata bene. Che ogni tanto ritornino alla Rocca di Vignola a rileggere il romantico testo – che non rivelerò dov’è! – emozionandosi come allora. Magari coi loro figli per mano. Come in un messaggio in bottiglia che non si è spostato di un centimetro, la traccia del loro amore e della loro giovinezza è sempre lì, appena sbiadita, e speriamo che ci resti per sempre.

21-09-1996

[…] Queste pareti meritano di custodire i sentimenti e i pensieri di ogni sognatore che spera come me di rileggerli in vecchiaia […] Voglio che tu sappia, Marco, che mi hai rubato il cuore. Ora è tuo. […] Ti voglio immensamente bene, mi sono innamorata di te […] Se un giorno questo scritto verrà cancellato, sappi che lo potrei leggere nei miei occhi […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...