“Santiago” di Giuseppe “Leo” Leonelli (Incontri Editrice)

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Trascinato, o meglio preso per mano da una catena di coincidenze, Antonio Baldini, artista emiliano in declino, parte col proprio carico di solitudine e fallimenti per raggiungere Santiago lungo il celebre Cammino. Sceglie la strada meno battuta, il cosiddetto Cammino del Nord: oltre ottocento chilometri a ridosso del mare, tra scenari di primitiva bellezza, scogliere tormentate dalle onde e silenzi che mettono a nudo il cuore e sembrano non lasciare appigli.

Sei un pellegrino? Sei credente? Che cosa cerchi? La via verso la Galizia è un susseguirsi di domande simili a pietre d’inciampo, abbandonate da migliaia di uomini e donne che si sono avvicendati sullo stesso sentiero. Antonio cammina sui loro passi, nell’ombra fioca delle loro storie, che in questo romanzo magico – come sa essere magica la vita quando impari a renderle onore – diventano l’eco di una preghiera laica e persistente, che trova comunque risposta.

Insieme ad Antonio, un’umanità variegata, fatti di incontri, addii, litigi e della gioia stupita di ritrovarsi solo qualche chilometro più avanti. Magda, Carlos, Elena, Frate Renato… accanto a giovani studenti senza nome, militari devastati dai ricordi, coppiette in viaggio di nozze ed esistenze irrisolte in cerca di un senso… Tutti insieme, masticando la medesima fatica e bevendo alla fonte della stessa meraviglia: una natura sovrana e indifferente che, unita alle relazioni profonde che fioriscono tra i camminatori, è in grado finalmente di lavare l’anima dalle proprie asperità.

Il problema, arrivati in fondo, è tornare a casa. Infatti, lungo quell’altrove che è il Cammino di Santiago, i sentimenti paiono non essere quelli a cui siamo abituati: dilatati ed essenziali, quasi un’ottava sopra, sono voce ed espressione di una comunità di cui fai parte. Buen camino! Dicono gli hospitaleros ad Antonio senza mai essere stati a Santiago, e queste due parole diventano un vessillo nel cuore, ben più importante del timbro che ogni giorno viene stampato sulla credential. Eppure assaporare una simile autenticità – sapere anche solo che può esistere – getta su di noi una luce nuova, aiuta a volersi e a volere bene, aprendo a quella misericordia verso le vite degli altri di cui tanto parla Papa Francesco. Tutto ciò accade anche ad Antonio, nell’epilogo alquanto imprevedibile (tranquilli: il protagonista non si fa prete).

Per questo Santiago, prima di tutto, è davvero un romanzo terapeutico. Che sazia di buono. Ancora di più, per noi viaggiatori, è una storia che letteralmente mette le ali ai piedi.

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