La signorina del computer, ovvero il Navigatore

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Quando stiamo in auto per lunghi tratti, cosa che durante i nostri viaggi capita spesso, di solito funziona così. La macchina è schiacciata dal peso dei bagagli. Rimandiamo a un post dedicato l’elenco dei tipici bagagli in questione, perché si tratta di una storia interessante. In ogni caso, è occupato da masserizie il nostro immenso bagagliaio – una specie di stiva – la capotta del veicolo, sui cui alloggia un box, e il seggiolino a fianco del guidatore, cioè io, in cui sistemiamo i due passeggini in modo che possa parlare con qualcuno, per distrarmi. Dietro, nella zona passeggeri, alla mia destra Filippo, che di solito guarda fuori e pensa, al centro mia moglie, che intrattiene la prole, a sinistra Maya, che parla col navigatore sul cruscotto. Al navigatore ho dato una voce di donna. Certo, non è Micaela Ramazzotti che doppia Samantha nel bellissimo (e conturbante) film Lei (di Spike Jonze, 2013), e la mia Lei l’ho chiamata KITT, ma ci accontentiamo. Maya non sa che sia KITT perché è venuta al mondo mille anni dopo Supercar, e questa è l’unica nota dolente della faccenda. Mia moglie aggiunge l’altra nota dolente che io non sono David Hasselhoff, protagonista del serial, ma faccio finta di non sentirla, dato che non mi risulta di avere a bordo la cugina Daisy. Tuttociòpremesso, di solito partiamo senza troppi problemi. Il navigatore si prodiga in direttive.
«Siamo arrivati?» chiede Maya.
«No».
«La signorina del computer cosa dice?»
«Di superare la rotonda, prima uscita».
«Cos’è la rotonda?»
«È un arnese rotondo e grande piazzato in mezzo alla strada, fatto di cemento, e bisogna girarci intorno».
«Come quella con il grappolo?» (All’ingresso di Modena le Cantine del Lambrusco hanno sistemato, sulla rotonda, un gigantesco grappolo d’uva fatto con bocce di vetro di murano. NDR)
«Sì».
«Perché qui non c’è il grappolo?»
«L’hanno mangiato».
«Però hanno tagliato i chicchi a pezzetti, se no poi uno si soffoca» (Io e mia moglie abbiamo il patema del soffocamento da chicchi, ergo spacchiamo ogni chicco in quattro. NDR)
«Esatto».
«Quanto manca?»
«A Berlino sono 1120 chilometri o se preferisci quattordici ore e diciotto minuti».
«Volevo sapere quanto manca all’autoghinne» (autogrill, NDT)
Mia figlia ha una passione per gli Autogrill.
«Senti, Maya, non abbiamo ancora preso l’autostrada. Ci fermiamo tra un’ora e mezza».
«Ma io ho la pipì».
«L’abbiamo fatta prima di partire».
«Mi è tornata».
«Non è vero».
«Forse non mi era finita».
«Silenzio. Giorgia, la distrai, per favore».
«Perché non vieni un po’ tu e guido io?» domanda mia moglie.
«È meglio così».
«Io non la capisco questa storia che guidi sempre tu per NON FARMI STANCARE e io POSSO stare dietro coi figli, a RILASSARMI». (Carattere maiuscolo aggiunto dalla moglie in fase di post-produzione. L’autore del blog si dissocia. È una gag già vista, non fa ridere nessuno. NDR).
«Papà, chiedi alla signorina del computer se possiamo fermarci?»
«Chiediglielo tu».
«Possiamo fermarci?»
Non risponde.
«A me non mi risponde».
«Perché fa la preziosa».
«Filippo vuole fare due passi».
«Non è vero. Si sta facendo i fatti suoi e guarda fuori».
«Adesso quanto manca?»
«A Berlino sono 1105 chilometri o se preferisci quattordici ore precise».
«Possiamo ascoltare Maya Fillo?» (La compilation Maya-Fillo, preparata per i viaggi, contiene le canzoni preferite di mia figlia: 1) Il caffè della Peppina 2) 44 Gatti 3) Per un ditino nel telefono 4) Il pulcino Pio 5) Mamma Maria dei Ricchi e Poveri 6) Su di Noi di Pupo 7) Grande Grande Grande di Mina 8) È quasi magia Johnny – La favorita di mia moglie 9) Five Years di David Bowie – La mia favorita. NDR)
Metto su il CD Maya-Fillo.
«Che canzone l’è?»
«Grande Grande Grande».
«La signorina canta bene».
«Molto».
«Questa canzone a chi piace?»
«Alla mamma».
«C’è una canzone che piace a Filippo?»
«Per un ditino nel telefono».
«Me la fai sentire?»
«Maya, ascolta e taci»
«Mi fai sentire Su di Noi?»
«Dopo».
«Dai, quella che fa: Su, di noi, nemmeno la nuova; su, di noi, l’amore da favola; su, di noi…»
«Dopo».
«A chi piace Su di Noi?»
«Alla zia Gessica».
«E a te quale piace?»
«I Queen. Ti prego, taci. Basta! Fate silenzio!»
Mia moglie ride.
«Papà…»
«Che cosa c’è!?!?!»
«Quanto manca?»
«A Lourdes fanno 1228 km e tredici ore e dodici minuti di viaggio».
«Dicevo all’autoghinne»
«All’autogrill? 30 secondi. Ci fermiamo in quello. Devo prendere un po’ d’aria e recitare le lodi mattutine».
«La signorina del computer dice che ci possiamo fermare?»
«Sì, l’ha detto adesso. Taci KITT».
E mentre immagino un Va bene, Michael, di ormai vecchia memoria, accosto e facciamo la prima sosta: tra il casello di Reggio Emilia e quello di Terre di Canossa: km fatti, circa 70. Life is beautiful.

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