Facciamo un giro? L’Around The World trip di Matteo e Samantha

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Hanno realizzato il sogno di tanti, dimostrando che non è poi così difficile e costoso farsi del bene. Entrambi di Zocca, nel Modenese (ebbene sì, è il paese di Vasco Rossi), marito e moglie, hanno fatto il giro del mondo in 18 mesi tondi tondi, dal 27 ottobre 2015 al 25 aprile 2017, Festa della Liberazione italiana. Immagino che per loro non sia stata un gran liberazione tornare a casa, ma tant’è. Detto questo, alcuni fatti per accantonare le maldicenze. Matteo e Samantha, i protagonisti di questa invidiabile esperienza, non sono studenti universitari fuori corso. Lui aveva 38 anni quando è partito, una laurea in Scienze Politiche e un rispettabile impiego come commerciale estero; lei di anni ne aveva 32, un diploma al liceo artistico e un lavoro sicuro in ufficio. Come raccontano nel loro libro Facciamo un giro, di prossima uscita, non sono persone ricche o ereditieri, né fannulloni annoiati in cerca di esotismo, né hippy a caccia di emozioni. A un certo punto hanno detto: Fermiamoci un attimo, che non muore nessuno.

Hanno così lasciato il lavoro per rincorrere un sogno covato da tempo, insieme. Partiti in autobus dall’Appennino in direzione Cracovia, hanno attraversato 48 nazioni di tutti e 5 i continenti quasi esclusivamente via terra e mare, senza alcuna fretta. Sì, ma quanto è costata la partita? viene da chiedersi. Ok, iniziamo allora col dato che spesso preme di più e ahimè non si tratta del bagaglio di incontri, relazioni, vita, immagini – un tesoro inestimabile – capace di regalare tutto questo, bensì il prezzo. Ebbene, il budget dei due piccioni viaggiatori era di 45 Euro al giorno in due, tutto compreso. Che fa 25.000 Euro in tutto in un anno e mezzo. Periodo durante il quale, naturalmente, non hanno dovuto fare la spesa a Modena – che non è proprio gratis – pagare benzina, assicurazione e manutenzione delle auto, utenze, vestiti, ammennicoli vari e aperitivi, weekend per un po’ di relax che ogni tanto tutti fanno per non dire le due settimane di vacanza. Pertanto la cifra effettiva spesa, in teoria, si abbassa. Ovvio che per molti questa sarà filosofia del menga, come diciamo a Modena (ossia da due soldi). Ma veniamo a noi.

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D – Partiamo dalla fine. Adesso che siete tornati, ormai da un po’ anzi, che si fa? Quali anticorpi vi ha lasciato questa esperienza? In che cosa invece vi ha reso più deboli e vulnerabili?

R – Il ritorno è stato particolarmente traumatico nei primi giorni. Abbiamo seriamente valutato di ripartire subito: ci eravamo accorti che non ci era mancato quasi nulla della vita normale a casa, soprattutto certi discorsi e ragionamenti. Poi un po’ per volta si ritorna nell’ingranaggio, come accade dopo ogni lunga assenza; stavolta, tuttavia, abbiamo avuto l’intima certezza di essere più consapevoli del nostro Mondo, nel bene e nel male e soprattutto delle fortune che abbiamo dalle nostre parti. Ma più di tutto abbiamo realizzato che siamo stati capaci di fare qualcosa di unico e l’abbiamo fatto insieme. Questo ci riempirà per sempre d’orgoglio.

D – Sicuramente adesso è tempo di nostalgie. Raccontami un profumo, un colore, un sapore e un suono che questa esperienza vi ha regalato e che ancora oggi vi echeggiano dentro come un richiamo ad andare.

R – Il profumo del Frangipane nel Pacifico, il blu dei ghiacciai della Patagonia, il piccante dell’hotpot cinese e il ripetitivo sferragliare della Transiberiana.

D – Un grande viaggiatore mi disse che viaggiare per vedere luoghi da cartolina stanca. Magari sogni per anni il Grand Canyon e finalmente arriva il tanto desiderato giorno. Solo che c’è una folla tremenda, hai beccato un bel virus intestinale e non si trova un cesso, poi sul più bello scende anche la nebbia. Ne ricavi una delusione, ma in fondo la colpa è stata tua: hai caricato in anticipo un luogo della responsabilità di darti grandi emozioni. Ti chiedo allora quali sono i luoghi, in questo grande viaggio, la cui bellezza vi ha lasciato allibiti, magari nella sorpresa.

R – Crediamo che della bellezza non ci si possa comunque stancare, sarebbe semplicemente stupido e non ce lo perdoneremmo mai. La natura è certamente rimasta la più incredibile pittrice esistente sulla Terra. Ad esempio, i paesaggi della Bolivia Meridionale sono insuperabili.

D – Tiziano Terzani diceva di aver viaggiato tutta la vita, ma spesso troppo in fretta, come qualcuno che ammira i fiori sul prato da un cavallo in corsa, usando un proverbio cinese che anche lui citava. Si è scritto addirittura che il peggior peccato della società moderna, anche in senso religioso, sia proprio la fretta. Che cosa ne pensi?

R – La vera bellezza del nostro viaggio è stata proprio quella di non avere tempi da rispettare o scadenze da rincorrere. In realtà fuori dal mondo occidentale i ritmi calano ovunque vertiginosamente, tranne quando la gente si mette alla guida di un veicolo e lì l’essere umano si trasforma ovunque in uno scavezzacollo.

D – Viaggiando avrete incontrato anche realtà molto difficili, segnate da povertà e ingiustizia sociale. Secondo te il viaggiatore come si prende cura del mondo? Come “dà al mondo”, visto che tanto ne riceve? In che termini la povertà vi ha messo in discussione, se mai è capitato?

R – Visto il nostro modo di viaggiare, eravamo quotidianamente a contatto con realtà più o meno povere. Il viaggiatore fa poco o nulla per ricambiare e anche noi, ripensandoci, non abbiamo fatto granché. Abbiamo provato a limitare i danni che il turismo moderno indubbiamente provoca: ad esempio, noi siamo sicuri che il 99% di ciò che abbiamo speso è rimasto nelle tasche di qualcuno del posto. Questo, crediamo, è già un piccolo successo. Una certezza alla fine del viaggio: quelli che dalle nostre parti si scagliano, ironizzano, criticano chi molla tutto nel Terzo Mondo, per rischiare la vita e venire in Europa, non resisterebbero più di dieci minuti nelle condizioni in cui vive la stragrande maggioranza degli esseri umani sulla Terra. Semplicemente impazzirebbero.

D – Avete trascorso diverso tempo in Asia e fra le isole del Pacifico, luoghi in cui si respira una spiritualità molto diversa dalla nostra. Che cosa vi ha lasciato? Domande? Dubbi? 

R – Abbiamo osservato, ben consapevoli che certi modi di vivere la spiritualità non sono esportabili. L’occidentale che scimmiotta il tibetano o il samoano risulta semplicemente buffo. Noi ci siamo limitati a restarne affascinati.

D – Raccontami l’Europa vista da lontano. Siamo un paese di vecchi, un paese senza la pena di morte, un paese di quelli dove si ha fretta. E poi? Dove faresti crescere i tuoi bambini?

R – Come sottintendi tu c’è tanto bene e tanto male. Noi faremmo fatica a rinunciare a una certa quota di privacy che esiste solo dalle nostre parti, alla libertà di espressione e a quel senso di eleganza nell’arte che raramente si trovano fuori dal Vecchio Continente. Io sono ateo e questo fatto, in quasi tutto il mondo, è meglio non esternarlo: sarebbe semplicemente incomprensibile per tanta gente, creando forti imbarazzi quando va bene… (cristiani, musulmani o induisti che siano). I bambini li farei crescere nella nostra cultura, qui in Europa, lasciandoli però correre liberi negli spazi infiniti del Sud America e giocare con gli altri bambini dei Mari del Sud, che non hanno nulla pur avendo tutto.

D – Avete viaggiato in autobus, in treno, sulle navi portacontainer. Proprio riguardo a queste ultime, hai scritto che Ognuno, almeno una volta nella vita, dovrebbe fare un viaggio su una di queste navi. Perché?

R – Perché ti rendi conto di come quasi tutto ciò che ci circonda passi da lì. Un mondo globale e globalizzato, dove una merce è spesso più sacra e libera di un essere umano. E poi vuoi mettere arrivare dal Brasile all’Africa con una nave tutta per te?

D – A questo punto raccontami un aneddoto che da solo è valso il viaggio.

R – Aver fatto colazione con Werner Herzog sotto un ibisco, scalato un vulcano a mani nude pensando di morire, trascorso la serata in un villaggio dove ancora si celebrano i “culti del cargo” e dormito sotto la luna piena, in un mare di cenere con le nuvole tinte di rosso per le continue eruzioni a pochi metri di distanza. Tutto in un solo magico giorno nella remota isola di Tanna, il luogo più incredibile della Terra.

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