San Pellegrino in Alpe: il santuario da salvare sul tetto degli Appennini

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«Venga, le faccio vedere. Le pareti della Cappella stanno marcendo per le infiltrazioni d’acqua. Qui gli inverni sono davvero rigidi, sa? E c’è da rifare il tetto del campanile, la balaustra dell’organo cade a pezzi, le panche del ‘700… Lasciamo perdere: l’umidità, le muffe, i tarli, le stanno distruggendo. Per non parlare dei serramenti sia del Santuario che della canonica: un disastro». Si infervora la signora Graziella, mentre con irresistibile accento toscano elenca gli acciacchi dell’antico Santuario di San Pellegrino in Alpe, che ormai da alcuni anni è diventato per lei una seconda casa.

Una casa a due passi dal cielo, in senso geografico oltre che spirituale: coi suoi 1525 metri di quota, infatti, San Pellegrino è il centro abitato a maggiore altitudine dell’intera catena appenninica. Le poche case si stringono attorno alla chiesa e a quello che era l’ospitale, dove nel medioevo si accoglievano i viandanti giunti a venerare i resti di San Pellegrino e di San Bianco. Luoghi pieni di leggende, visitati in passato anche da papi e imperatori. Oggi il borgo di pietra è un suggestivo baluardo di confine, curiosamente condiviso tra le province di Lucca e Modena. Se entri nel bar, puoi bere il caffè in Toscana e quindi accomodarti alla cassa in Emilia, per pagarlo. Anche il Santuario è compartito e i resti dei due beati riposano in un’urna con la testa in Emilia e i piedi in Toscana.

Sono undici le persone che vivono sul tetto degli Appennini. Undici più due, contando appunto la signora Graziella e suo marito Pierino, pensionati di Altopascio  – questa volta completamente in provincia di Lucca – che ogni anno si trasferiscono qui da maggio a novembre per tenere aperto il Santuario e accogliere i pellegrini «Nonché», continua Graziella sorridente, «Gestire il negozietto di articoli religiosi, servire Messa, fare la manutenzione ordinaria e tutto quel che serve».

Il problema è proprio la manutenzione straordinaria. Per ristrutturare adeguatamente chiesa e foresteria servirebbero qualcosa come 200.000 Euro. «Perché ci piange il cuore: non abbiamo modo di ospitare decentemente le persone che, seguendo a piedi vari sentieri, per motivi spirituali o altro, arrivano qui e hanno necessità di un tetto per la notte o un piatto caldo. Spesso è gente che cammina per giorni e non sempre ha abbastanza soldi per alloggiare in albergo. Purtroppo le casse della Diocesi non hanno la liquidità necessaria per intervenire. Al contempo, tante persone dimenticano di fare una piccola offerta. Per noi gli spiccioli che si lasciano dopo aver acceso una candela, l’acquisto di un Rosario, di un libricino o di un souvenir nel negozio sono vitali».

In inverno, quando il borgo cristallizza sotto un manto di ghiaccio e neve, Graziella e Pierino diventano pendolari e risalgono ogni due settimane i tremendi tornanti che collegano San Pellegrino con Castiglione Garfagnana. Una strada sfiancante, che ha fatto penare i ciclisti del Giro d’Italia e che viene affrontata in estate da (intrepidi) appassionati delle due ruote. A chi riesce nell’impresa viene dato persino un attestato di benemerenza. Salendo, prima ancora che il borgo, ti accoglie una semplice croce conficcata fra le rocce, nel punto in cui si dice sia stato trovato il corpo di San Pellegrino. È fatta di faggio, perché leggenda vuole che il Santo avesse trovato dimora nel tronco cavo di uno di questi alberi. Della sua vita, in realtà, si sa poco e ancora meno del suo compagno San Bianco. Ogni anno, durante la festa patronale che si tiene il primo di agosto, la croce viene sostituita con una nuova e ai fedeli viene donato un frammento della sua corteccia.

«Guardi che meraviglia» sussurra piano Graziella come per non disturbare, mentre ammiriamo il panorama, e racconta l’incanto delle sere in questi luoghi senza nessuno, quando i canti degli uccelli animano il tramonto e ai tuoi piedi si distende una coltre di nubi. Allora il cruccio per i segni del tempo che affliggono il Santuario lascia spazio alle storie delle persone incontrate su questo nido di preghiera tra i monti. «Lei non immagina quante grazie sono state ottenute dai nostri Santi. Piccole e grandi. La gente torna a ringraziare e spesso condivide con me la gioia per la grazia ricevuta. È l’emozione più grande». Intanto la vista spazia lontano, superando pascoli e abetaie, verso i crinali ispidi delle Alpi Apuane con le loro venature di marmo. Tra una vetta e l’altra balugina una frontiera azzurra, che potrebbe essere il Tirreno, e la croce chiara di San Pellegrino trema al vento come dall’estremità di un molo.

Vuoi andarci anche tu?

San Pellegrino in Alpe si trova a pochi chilometri dal Passo delle Radici, tra le provincie di Modena e Lucca, lungo la strada che va a Castiglione di Garfagnana. Come potete immaginare, se c’è neve si può avere qualche difficoltà a raggiungere il borgo. Trovate due ristoranti e un albergo. In estate il santuario è sempre aperto, mentre in bassa stagione, se lo trovate chiuso, fate un salto in bar: mi hanno detto che qualcuno ha sempre le chiavi.

Per informazioni: santuariosanpellegrinoinalpe@gmail.com

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