La Casa del Suono di Parma

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Un viaggio nelle tecnologie legate alla riproduzione e alla trasmissione del suono: dai primi fonografi al Compact Disc. Per capire com’è cambiato, nel corso degli anni, il nostro modo di ascoltare

Avete un po’ di tempo libero? Allora andate a visitare la Casa del Suono di Parma, una meraviglia poco nota. È ospitata negli spazi di un’ex-chiesa, quella di Santa Elisabetta, che risale alla metà del XVII secolo. Una collocazione per certi versi inusuale, trattandosi di ambienti in origine pensati per garantire silenzio e raccoglimento, che oggi ruotano invece attorno al suono come protagonista. Almeno, nella sua dimensione tecnologica, tra grammofoni, radio del tempo di guerra e mangiacassette anni ’80 per un pomeriggio all’aperto con gli amici, quando si ascoltava musica finché tenevano le batterie, quelle Duracell grosse come bombe a mano. Non si tratta tuttavia di un contrappasso: l’atmosfera dell’antica chiesa, e di riflesso quella della Casa, ha anzi mantenuto intatta la propria sacralità. Forse perché il suono qui è solo un pretesto per raccontare tutti noi in modo diverso. Non solo che cosa abbiamo ascoltato, ma piuttosto come abbiamo ascoltato e registrato musica e informazione negli ultimi 150 anni.

Il percorso espositivo è organizzato secondo sei stazioni principali, che tracciano le linee fondamentali dello sviluppo tecnico e dell’impatto sulla società dei sistemi di riproduzione e trasmissione audio. Gli apparecchi in mostra provengono in gran parte dalla collezione di Giovanni Patanè (Giarre, 1924 – Parma, 2000), per vent’anni parroco di Gaione in provincia di Parma, che dagli anni Sessanta e fino alla morte ha messo insieme un preziosa raccolta di strumenti di riproduzione e radio. In ogni stazione è anche possibile ascoltare una serie di registrazioni storiche, che spaziano da opere di Verdi e Puccini al celebre The Koln Concert: part I di Keith Jarrett.

Si inizia con Il suono riprodotto, un exhibit dedicato alle origini della tecnologia di riproduzione del suono – con l’invenzione del fonografo da parte di Thomas A. Edison – fino ai grammofoni, quando la musica entra nelle case delle persone più abbienti. Le sezioni  Il suono trasmesso e Il suono in casa raccontano la nascita e la progressiva diffusione della radio, che acquista rilevanza sociale via via crescente fino a diventare un comune elettrodomestico. Da qui in poi, inizia la corsa verso la miniaturizzazione, coi primi apparecchi portali (nella sezione Il suono in tasca) a costi sempre più bassi (Il suono per tutti) fino alla nascita delle moderne tecnologie digitali (Il suono nuovo), quando al termine di un percorso durato più di cent’anni e segnato da scoperte epocali in ambito scientifico e applicativo, registrazione, riproduzione e trasmissione del suono sono a disposizione di tutti, grazie a minuscoli apparecchi capaci di immagazzinare interi universi musicali.

Chiudono l’esposizione due avveniristiche installazioni sonore: la Sala Bianca, dotata di un sistema di ultima generazione per la spazializzazione del suono (il Wave Field Synthesis), e il Lampadario sonoro, una calotta sferica sospesa con ben 224 speakers che genera sorgenti sonore virtuali in movimento nello spazio sopra i visitatori. Ipnotico e stupefacente.

Se sono riuscito a incuriosirvi, ecco come andare:

Casa del Suono
Museo e Centro di Ricerca
Piazzale Salvo D’Acquisto
Parma

tel. 0521. 031103
e-mail: info.cds@casadelsuono.it

 

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